Vacanze flessibili
Vacanze flessibili
Bisogna adattarsi, non rinunciare, se possibile

Gli operatori del turismo cercano, ora con maggiore coraggio, soluzioni di lavoro per la cosiddetta Fase 2, quella che presumibilmente dovrebbe partire dopo il 3 maggio.

Si viaggia sull’onda della speranza che gli ultimi dati sui contagi da coronavirus disegnano. Una riduzione, seppure lenta, del numero dei contagi lascia intravedere le prime possibilità di organizzazione. Il Monun non ha mai abbandonato la fiducia nel futuro.

Tutte le strutture ricettive, quindi alberghi, ristoranti, agriturismi, stabilimenti balneari, eccetera, hanno certamente tanto lavoro da fare. Anche se per qualcuno è inopportuno parlare di vacanze, e nonostante la stessa Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Europea abbia suggerito di evitare di prenotare sin d’ora quelle estive, l’industria turistica italiana si sta operosamente interrogando, in queste ore, sull’immediato futuro.

Con il rispetto che si deve alle vittime del Covid-19 e alle loro famiglie (i numeri dei decessi, che continuano a restare alti, non possono che destare sconcerto e dolore), bisogna comunque ingegnarsi per costruire strade nuove sulle quali far viaggiare la filiera del turismo. 

Impensabile tornare alle vecchie modalità, quelle pre-Covid-19; evidentemente bisogna adattare il sistema alla particolare fase storica che tutto il mondo vive.

Il tempo della cooperazione dovrebbe essere maturo: non sarebbe sbagliato avere un protocollo unico, per i paesi europei, con misure sanitarie e regole comuni per tutte le attività, turismo compreso.

In questo modo si potrebbero evitare forse le conseguenze peggiori (almeno dal punto di vista economico) di questa emergenza, cioè inutili arroccamenti su posizioni di singoli paesi o categorie, boicottaggi di determinati prodotti o mete, nel caso del turismo e concorrenza sleale. In questi giorni l’espressione più sentita e letta, a proposito di vacanze è “turismo domestico”. Verosimilmente non si recupererà la libertà di movimento in tempi brevi, potrebbero in futuro esserci corridoi percorribili verso altri paesi, così come potremmo dover considerare certi luoghi quasi inaccessibili, per un tempo indefinito.

La Federalberghi parla di prenotazioni flessibili. Chi lo vorrà, a breve, dovrebbe essere messo nelle condizioni di pianificare un periodo di vacanza, magari non troppo lontano da casa. Per agevolare i viaggiatori, ma anche le strutture alberghiere, la prenotazione flessibile (con date che sarebbero, in qualsiasi momento, riprogrammabili) potrebbe essere una prima soluzione. Fermo restando che alberghi e ristoranti dovranno garantire condizioni di massima sicurezza sanitaria agli eventuali ospiti. E se non sarà possibile accogliere, forse gli operatori del settore saranno in grado di preparare pacchetti fruibili in modi diversi. Chi ha un ristorante potrà raggiungere il cliente a casa, qualcuno lo fa già, con speciali proposte gastronomiche. Un esempio, tra i tanti.

Insomma, c’è un dopo a cui bisogna pensare e bisogna farlo in fretta.

Il Monun lo sta facendo, con tutte le risorse che ha a disposizione e che spera possano presto tornare a disposizione di tutti.