Le app che facilitano i nostri spostamenti
Le app che facilitano i nostri spostamenti
Il senso civico, ai tempi del Covid, insegnato dai software

Immuni, la app che dovrebbe servire a tracciare i contatti e avvisare, in caso di esposizione al virus, le persone che la scaricano (non è obbligatorio farlo), non è ancora attiva. L’Italia ha riaperto i battenti senza la necessità di quest’applicazione.

Giusto o sbagliato che sia, potrà dirlo solo il tempo, Immuni non è l’unica guida che i nostri smartphone e dispositivi elettronici “montano”, per consentirci una vita meno complicata nel mondo abitato anche dal virus. Ricordiamolo sempre. L’isolamento ha funzionato, abbattendo il numero dei contagi, liberando le terapie intensive e finalmente riducendo il numero dei decessi. Ma d’ora in poi si dovrà contare sulla capacità dei singoli di valutare i comportamenti da assumere, per sé e per gli altri. Da qualche giorno è tutto nelle mani dei cittadini e a fare la differenza sono l’individuo e il suo modo di stare nella comunità.

Lapalissiano, ma il virus offre un banco di prova lampante quanto delicato. Da soli non si va da nessuna parte, le autorità hanno il compito di affiancare i cittadini in questa fase, fornendo indirizzi precisi; hanno anche il ruolo di monitorare i comportamenti, responsabilizzando in un modo che sia lontano quanto più possibile dal paternalismo. E poi c’è la tecnologia. Molte le applicazioni, a parte quelle non ancora nemmeno entrate nella fase di sperimentazione, che agevolano i “passaggi” quotidiani, soprattutto nei luoghi per loro natura esposti al rischio di assembramenti.

Esiste, per esempio, un’applicazione di Trenord che avvisa i viaggiatori in attesa in stazione, sul numero delle persone presenti a bordo dei convogli in arrivo. L’app è gratis ed è disponibile su iOS e Android. Strumenti informatici analoghi consentono di conoscere il numero dei posti a sedere su bus, tram e metropolitane. In Sardegna alcuni di questi software gestiscono le presenze dei cittadini nelle aree pubbliche, oppure evitano, anche in altre regioni, le code fuori dai negozi, cioè regolamentano l’affluenza dei clienti nei locali.

In Puglia, un’azienda leader nel settore del food aveva messo a punto, già a fine marzo, un’applicazione studiata per evitare lo stop prolungato di bar, ristoranti e pizzerie. Come? Come poi si è fatto un po' ovunque: cioè attraverso le ordinazioni on line, con tanto di orario di consegna del cibo ordinato e la possibilità di scelta tra pagamento on line e in contanti, al fattorino.

Non sono pochi gli italiani che utilizzano questi software. Ogni volta che si scarica un’app, si forniscono i propri dati personali al gestore della stessa. Lo si fa in continuazione, senza rendersene conto. Con Immuni dunque non ci si discosterebbe da quella che ormai è un’operazione quasi automatica (anche se è sbagliato non leggere le condizioni d’uso). Per quel che riguarda il contact tracing, i dati sarebbero anonimizzati, come la società che l’ha programmata chiarisce. Se può essere uno strumento in più - molti esperti nutrono seri dubbi in proposito - per garantirsi movimenti più sereni perché non provare? Immuni o no, si spera che l’uso di queste app come l’adesione obbligata, in questi mesi, a certi protocolli, possa nuovamente insegnare a chi l’ha dimenticato, il senso civico.

Sarebbe bello se l’abitudine (da tempo acquisita in altri Paesi; in Italia inoculata dalla necessità del momento), di mettersi ordinatamente in fila per salire sui mezzi pubblici o entrare in un locale (come altre buone abitudini), restasse impressa nel codice di comportamento collettivo anche dopo il Covid.